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Dai tempi in cui usavamo un “antico” computer Commodore PET con schermo a catodo con caratteri verdi, floppy disk e pochi kilobyte di memoria ram, l’informatica, grazie anche alle applicazioni della meccanica quantistica sullo sviluppo dei microprocessori ne ha fatta di strada. Internet allora non c’era e i giardinetti pubblici erano il luogo preferito dove socializzare. Ora le cose sono un po cambiate. Si parla di internet super-veloce, smartphone, computer quantistici, algoritmi di machine learning, intelligenza artificiale e social network.

La prima domanda che mi pare importante farsi sul tema è che cosa sia un social network. Tentare di dare una definizione, potrebbe darci lo spunto per capire meglio il fenomeno. Un social network si potrebbe definire come un servizio utilizzabile mediante internet, a volte in modo totalmente gratuito, a volte con funzioni gratuite ed altre a pagamento o totalmente a pagamento, che ha lo scopo primario di rendere più facili e veloci i rapporti sociali con altre persone, consentendo anche la possibilità di condividere ad una o più persone o ad interi gruppi di persone o a tutti gli utenti del network, contenuti digitali per mezzo di semplici frasi scritte (magari arricchite di emoticons), messaggi vocali, immagini, link a pagine web, video o tanto altro ancora.

Ogni social network prevede, per accedervi, di creare un profilo utente (dove devono essere dati alcuni dati personali), di selezionare una lista di persone con cui si desidera essere in contatto e molto probabilmente di condividere fin da subito una serie di contenuti propri o di altri. Alcuni social network sono monotematici e quindi sono più rivolti al mondo del lavoro, all’arte o ad altri temi.

Nel caso di specie, soprattutto se si considera le funzioni ricchissime fornite dai big social network, tale definizione pare quanto meno riduttiva, tuttavia da qualcosa dobbiamo partire per fare una riflessione.
Infatti a questa definizione di base, nel tempo si sono aggiunti moltissimi altri servizi, che spaziano dai contenuti commerciali, alla pubblicità, alla possibilità di ricercare o di offrire un lavoro, alla possibilità di trovare l’anima gemella, ai contenuti di intrattenimento, allo streaming dal vivo ecc. Tutto questo per ampliare la gamma di funzionalità del “sistema”, per offrire più contenuti agli utenti e ovviamente per aumentare il profitto economico delle aziende che li hanno creati.
Aldilà dei vari scandali sull’utilizzo improprio dei dati liberamente condivisi dagli utenti nei social network e delle relative profilazioni, di cui si è tanto parlato in questi ultimi anni e che sicuramente hanno influito e influiranno sul futuro di tali sistemi di socializzazione, occorre tener conto di una sensazione di insicurezza serpeggiante fra gli utenti più accorti dei social network.

Sempre più di frequente si parla di crisi dei social network tradizionali o di disaffezione da parte dei più giovani ai big network di socializzazione. E nonostante la “dipendenza dai social” sia un fenomeno in aumento, molte persone sono più di frequente tentate di cancellarsi per sempre da tali strumenti. Forse per la sensazione di sprecare troppo tempo online, forse per il timore di essere controllati dai giganti della rete o più semplicemente per la paura di essere spiati dalle autorità del proprio paese o infine per semplice noia. Altri perché sono stati vittime di attacchi informatici, o di social engineering o di bullismo o di discriminazione o di denunce a seguito di una propria condivisione nel network. Altri perché ricevono post dal contenuto inappropriato che non sempre, nonostante gli enormi sforzi dei gestori dei social network per filtrarli, riescono ad essere eliminati per tempo.

Orbene, vi è da riflettere sul rilievo che mentre agli albori dei social network un utente poteva liberamente creare uno o più profili, anche con pseudonimi o nomi di fantasia, e poteva, salvo gravi illeciti, esprimersi liberamente in rete, anche quasi anonimamente, senza l’ansia di essere individuato, da anni la situazione è totalmente mutata. Ora ad esempio è sempre più spesso richiesto anche un numero di cellulare alla registrazione di un social network e spesso il sistema verrà a conoscere in automatico o in modo semiautomatico o quasi tutti i numeri di telefono dei tuoi contatti, se non addirittura ogni vostra telefonata-messaggio e posizione nello spazio-tempo.
La cosa importante, da sapere, è che l’utente che si registra ad un social network oggi non è mai anonimo, tutt’altro. I gestori del network sanno sempre chi sei ed in linea teorica potrebbero sapere più cose di te, rispetto ai tuoi stessi familiari o a tua moglie o a te stesso. Infatti attraverso i post, i like e tutte le attività svolte in rete, algoritmi appositamente studiati, sono astrattamente in grado di fare delle profilazioni sulla tua persona sia come consumatore, sia dal punto di vista psicologico, economico, sociale, ecc. Non per altro in alcuni paesi stranieri prima di accedere ad un finanziamento alcune finanziarie possono utilizzare profilazioni sulla solvibilità della persona anche dai dati forniti dai social network. In altre parole il mutuo sarà concesso o meno anche in base alle profilazioni ricavate dai dati dei social network.

In altre parole, pian piano, pare si stia passando dal Social Network al Social Control Network. Dove le persone (in questo caso gli utenti) non hanno il pieno controllo delle loro informazioni, e se l’hanno comunque possono essere potenzialmente a disposizione di terzi, mentre il “gestore” ha potenzialmente accesso a tali dati, i quali potrebbero un giorno essere utilizzati per innumerevoli scopi, non solo commerciali.

La strada intrapresa, oltre ad essere potenzialmente rischiosa, crea un grave indebolimento ai diritti alla privacy degli utenti. E questa sensazione di insicurezza, appena mitigata dall’introduzione della nuova normativa sulla privacy, potrebbe essere la principale causa di quel notevole calo di condivisioni di contenuti personali, registrato dagli analisti, nei social network tradizionali. In altre parole gli utenti magari non si cancellano dal sistema per rimanere in contatto con parenti e amici, tuttavia condividono meno o solo contenuti non strettamente personali o solo di altri utenti. Ovviamente a molte persone non importano queste problematiche e non hanno problemi a mettere online una versione “virtuale” della loro vita.

La tendenza che pare emergere in questi ultimi tempi è quella di usare i social network un po meno, di condividere sempre meno informazioni e contenuti personali e limitarsi a leggere notizie, articoli, ascoltare musica o vedere video.
Gli utenti più consapevoli del problema iniziano ad usare per socializzare e chattare servizi di piccole aziende fuori dal mainstream o derivati da progetti open source, i quali dovrebbero garantire, almeno teoricamente, una maggiore privacy e sicurezza dei loro dati. Perlomeno alcuni permettono di registrarsi senza fornire tutti i propri dati personali. I più giovani sembrano usare un po meno i social network tradizionali, ormai invasi da genitori e parenti, per optare per canali più “easy”, più di nicchia, meno social, dove magari possono rimanere più tranquilli, più protetti dalle critiche o dai giudizi della gente, meno visibili, canali più ludici, dove magari usare pseudonimi di fantasia.

In conclusione, il fenomeno dei social network, è in continua evoluzione, tuttavia è chiaro che pochi desiderano condividere contenuti personali leciti senza la garanzia che essi non siano utilizzati per altri fini o che possano in qualche maniera addirittura rivolgersi contro. Per cui si può prevedere che sopravviveranno nel tempo soltanto quei social network che sapranno rimanere ancorati alle sane origini, senza trasformarsi in un centro commerciale online di vendita prodotti e servizi o in una base dati a cui pagando alcuni possono attingere per i più svariati motivi. Ma soprattutto quelli che sapranno difendere realmente il diritto alla privacy, alla sicurezza e alla riservatezza dei loro utenti che legittimamente li usano. Questo può essere fatto soltanto attraverso strumenti che garantiscano la criptazione delle comunicazioni interpersonali riservate (le chat ad esempio), la possibilità di poter cancellare i propri messaggi in maniera definitiva in qualsiasi momento, la sicurezza che i propri dati non rimangano salvati in eterno nei server del network una volta cancellati e impedendo che le informazioni condivise siano utilizzate per scopi estranei alla funzione essenziale del network, cioè socializzare. Più le profilazioni ed il controllo sulle informazioni degli utenti aumenterà e più la tendenza a trovare vie alternative per esprimersi liberamente crescerà esponenzialmente. Così decretando il declino dei social network tradizionali a favore di quei servizi che riusciranno a garantire un maggior livello di privacy, sicurezza e di tranquillità agli utenti che li utilizzano lecitamente da tutti i punti di vista. Tutto ciò, ovviamente deve trovare un corretto equilibrio con le più che giuste esigenze di controllo e repressione dei reati che possano aver luogo attraverso o per mezzo dei canali di comunicazioni messi a disposizione da internet. Infatti potenzialmente anche una chat può avere valore legale ed essere utilizzata, ad esempio, per una querela, una denuncia o chiedere un risarcimento del danno contro chi, in messaggistica privata, abbia commesso un illecito. Ma questo è un altro complesso discorso che qui non viene trattato.