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Nel divorzio giudiziale spesso capita che una parte sostenga che l’altro coniuge sia reticente nel rappresentare la sua reale situazione patrimoniale per abbassare l’importo degli assegni di mantenimento. Di conseguenza richiede al giudice di effettuare indagini per mezzo della polizia tributaria sull’altro coniuge. Infatti secondo la Legge sul divorzio (L. 898/1970) “i coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria”.
Al riguardo si parla sempre più spesso di disclosure della situazione reddituale e patrimoniale delle parti. In altre parole alcuni tribunali richiedono in fase di deposito di ricorso non solo la dichiarazione dei redditi, ma molte altre informazioni come ad esempio benefit aziendali, cellulari posseduti, beni intestati a fiduciari (società fiduciarie, trust o altro), conti correnti, assicurazioni, proprietà immobiliari, collaboratori domestici ecc.
In tema la Cassazione ha affermato che in materia di determinazione dell’assegno di mantenimento in sede di scioglimento degli effetti civili del matrimonio, l’esercizio del potere del giudice che, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 9, può disporre, d’ufficio o su istanza di parte, indagini patrimoniali avvalendosi della polizia tributaria, costituisce una deroga alle regole generali sull’onere della prova; l’esercizio di tale potere discrezionale non può sopperire alla carenza probatoria della parte onerata, ma vale ad assumere, attraverso uno strumento a questa non consentito, in formazioni integrative del “bagaglio istruttorio” giù fornito, incompleto o non completabile attraverso gli ordinari mezzi di prova; tale potere non può essere attivato a fini meramente esplorativi, sicchè la relativa istanza e la contestazione di parte dei fatti incidenti sulla posizione reddituale del coniuge tenuto al predetto mantenimento devono basarsi su fatti specifici e circostanziati (Cass. 23263/2016).
In altre parole la Corte di Cassazione ha sottolineato anche più recentemente con la sentenza n. 13902/2019 che le indagini non possono essere richieste da una parte solo a fini esplorativi, ma devono essere fondate su fatti specifici e circostanziati.