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L’autorità giudiziaria al fine di riconoscere il diritto al mantenimento del figlio minorenne o maggiorenne, prima accerta la sussistenza dei requisiti per l’attribuzione, poi nel caso positivo, passerà alla determinazione in concreto dell’importo dell’assegno.

I parametri per la determinazione dell’assegno di mantenimento previsti dalla legge sono generici e lasciano un certo margine di discrezionalità ai giudici. Per cui è sempre utile fare riferimento anche alla giurisprudenza di casi analoghi per prevedere in anticipo l’importo.

In primis si guarda alle “attuali esigenze del figlio”, le quali non si limitano alle spese di vitto, alloggio e spese di tutti i giorni, ma anche quelle ad esempio per l’acquisto di abiti, libri ecc (Cass. Civ. n. 26630/2009).

In secondo luogo si fa riferimento al tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambe i genitori.

Non meno importante è il riferimento ai tempi di permanenza del figlio presso ciascun genitore. Infatti essendo il regime ordinario di affidamento del figlio quello condiviso, nel rispetto del principio della bigenitorialità, il genitore presso il quale sarà “collocato prevalentemente” il figlio, dovrà gestire in parte il contributo al mantenimento versato dall’altro coniuge. Questo aspetto è l’origine spesso di forti contrasti fra i genitori, in quanto il genitore non collocatario generalmente vorrebbe far valere il principio del mantenimento diretto di ciascun genitore nei rispettivi periodi di convivenza. Tuttavia spesso quest’ultimo principio non è sufficiente a equilirare la bilancia finanziaria per la gestione del figlio.

Infine le risorse economiche di entrambe i genitori, in quanto si può garantire ai figli solo quello che corrisponde alle reali capacità economiche dei genitori.