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Spesso capita durante una crisi familiare o una separazione, che uno dei due coniugo decida di trasferire altrove e lontano la propria residenza, portando con sè il minore collocato dal giudice o in fase di separazione consensuale o in altri casi.

A volte le madri affidatarie o collocatarie dei figli minori esercitano il proprio diritto di trasferimento ex art. 16 Costituzione.

In tema si espressa Cass. Civ. Sez. I, n. 9633/2015 affermando che “il diritto a trasferirsi è un diritto fondamentale Costituzionalmente garantito e nesuna norma impone di privare il genitore affidatario, per questo solo fatto, dell’affido o del collocamento presso di sè”.

Tuttavia il dissenso da parte dell’altro genitore rende necessario l’intervento del giudice, che potrà eventualmente modificare I provvedimenti presi in sede di affido del minore.
Ne deriva che la decisione unilaterale ed arbitraria di un genitore che all’insaputa o contro la volontà dell’altro genitore trasferisca altrove o lontano la propria residenza insieme al minore, senza chiedere l’autorizzazione al Giudice, può configurare un abuso sia nei confronti del minore, sia dell’altro genitore.

Tale condotta infatti configura un illecito civile e può integrare anche dei reati penali ex art. 573 c.p. (“Sottrazione consensuale di minorenne”), 574 c.p. e 574 bis c.p. (“Sottrazione e trattenimento di minore all’estero”), nonchè l’art. 388 c.p. (“Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”), quando la condotta contravvenga un provvedimento del giudice in materia di affidamento del minore.