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L’art. 156 c.c. titolato “Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi” così recita:
Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri. L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato. Resta fermo l’obbligo di prestare gli alimenti di cui agli articoli 433 e seguenti. Il giudice che pronunzia la separazione può imporre al coniuge di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi previsti dai precedenti commi e dall’articolo 155. La sentenza costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’articolo 2818. In caso di inadempienza, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di essa venga versata direttamente agli aventi diritto. Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti”.

Il settimo ed ultimo comma dell’art 156 c.c. sopra riportato prevede appunto la possibilità che i provvedimenti presi in sede di separazione giudiziale con sentenza definitiva o in sede di separazione consensuale possano essere modificati o revocati “nel caso in cui sopravvengano giustificati motivi”.

La richiesta di modifica può essere fatta sia per ottenere la riduzione o l’aumento dell’assegno di mantenimento e alimentare, sia per chiederlo per la prima volta, se non era stato riconosciuto precedentemente, sempre che siano sopraggiunti giustificati motivi che possano fondare tale richiesta.

Per ciò che concerne i “motivi” oltre che essere “giustificati” dovranno essere “sopravvenuti” rispetto al momento storico in cui sono stati presi i provvedimenti; essi possono essere i più vari ed articolati considerato che l’art. 156 c.c. non descrive in concreto dei criteri per la loro individuazione.

Ad ogni modo a mero titolo di esempio sono stati considerati giustificati motivi ad esempio, il fallimento del coniuge obbligato al pagamento dell’assegno di mantenimento, la sentenza che dichiara la nullità del matrimonio ex art. 117 ss c.c., la delibazione della sentenza ecclesiastica declarante la nullità del matrimonio celebrato secondo il rito concordatario, il mutamento della disponibilità economica dei coniugi (sia in meglio che in peggio), l’incremento dei redditi dovuto ad un aumento di retribuzione o ad uno sviluppo della carriera ecc.

I motivi possono essere molti altri, tuttavia andranno valutati caso per caso anche alla luce della giurisprudenza e delle interpretazioni dottrinarie più recenti.