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La natura giuridica dell’assegno di divorzio è di tipo assistenziale e trova fondamento nella c.d. solidarietà postconiugale; la sua quantificazione, a fronte dell’inadeguatezza dei mezzi di sussistenza del coniuge più debole, prende come riferimento le condizioni dei coniugi, le ragioni della decisione ed il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio familiare.

Cosa si intende per giudizio di revisione?
Il giudizio di revisione consente di adeguare i provvedimenti adottati in sede di divorzio alla situazione concretamente sviluppatasi successivamente allo scioglimento del vincolo matrimoniale (sia con divorzio giudiziale e congiunto), costituendo uno strumento in grado di fornire una adeguata risposta alle esigenze di giustizia a favore dell’ex coniuge più debole sostanziale derivanti dalla mutabilità della situazione postconiugale. Se ad esempio i redditi delle parti erano sostanzialmente equivalenti nel momento del divorzio, successivamente uno delle due parti potrebbe perdere il lavoro e trovarsi in una situazione di forte disagio economico. Il provvedimento che revisiona l’assegno di divorzio si fonda solo sulle circostanze sopravvenute rispetto alla pronuncia di divorzio.

Quali sono i giusti motivi che legittinamo la revisione dell’assegno di divorzio?
Costituiscono giustificati motivi che legittimano un provvedimento finalizzato a riequilibrare la situazioni economiche degli ex coniugi, i mutamenti delle condizioni economiche che incidono concretamente sul pregresso assetto patrimoniale.

Ha rilevanza la convivenza more uxorio del beneficiario dell’assegno divorzile?
La giurisprudenza prevalente afferma che il carattere precario del rapporto di convivenza more uxorio consente di valutare gli eventuali benefici economici che ne derivano e possono essere idonei ad influire sull’ammontare dell’assegno divorzile in qualche misura.