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La separazione è un procedimento per mezzo del quale i coniugi sospendono gli effetti del matrimonio in attesa di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio. La separazione è una situazione momentanea che tuttavia modifica i diritti ed i doveri che nascono con il matrimonio sia civile che concordatario.
A partire dalla prima udienza presidenziale o se ci sono stati accordi nel ricorso in merito, dalla data del deposito, viene meno per i coniugi il dovere di coabitazione e si allenta l’obbligo di fedeltà. Mentre rimane a carico di ciascun coniuge l’obbligo di mantenere, educare e istruire i figli e l’obbligo di assistenza materiale verso il coniuge economicamente più debole.
La separazione può essere:
a) giudiziale: si ha nel momento in cui una parte si chiede l’intervento di un giudice e si presenta con ricorso giudiziale per mezzo di un avvocato;
b) con la negoziazione assistita (consensuale): La negoziazione assistita è una procedura preceduta da un accordo tra le parti assistiti da due avvocati con il quale s’impegnano a utilizzare questo strumento dandosi un termine di tempo minimo e uno massimo entro i quali concludere l’eventuale conciliazione. L’accordo è chiamato convenzione di negoziazione assistita e per essere valido richiede alcuni requisiti essenziali: a) la forma scritta; b) l’assistenza di uno o più avvocati che certifichino l’autenticità delle firme apposte all’accordo; c) l’accordo non può essere relativo ai cosiddetti diritti indisponibili né alla materia del diritto del lavoro.
La procedura ha una durata non inferiore a un mese e superiore a tre mesi, con possibilità di proroga di trenta giorni. L’intera procedura può avere una durata massima di quattro mesi. Dopo il nullaosta della procura, entro dieci giorni, gli avvocati devono trasmettere l’accordo all’ufficiale di stato civile del Comune nel quale il matrimonio era stato registrato.
c) consensuale: La separazione consensuale è lo strumento che la legge mette a disposizione dei coniugi che intendono separarsi di comune accordo e che hanno perciò stabilito insieme i diritti relativi al patrimonio, all’assegno di mantenimento per il coniuge più debole e i figli, all’affidamento e la collocazione principale della prole e all’assegnazione della casa coniugale.
L’accordo, che deve riguardare tutti gli aspetti predetti, viene conseguito attraverso un ragionevole confronto fra i coniugi con l’assistenza di uno o due avvocati (a seconda che i coniugi abbiano deciso di farsi assistere da uno stesso avvocato o da due distinti professionisti). Tale accordo, per divenire efficace, deve essere depositato al Tribunale con ricorso e omologato dal Tribunale con apposito provvedimento.
La separazione consensuale è sicuramente quella più seguita, sicuramente preferibile rispetto a quella giudiziale non solo per la minore conflittualità che si viene normalmente ad instaurare fra i coniugi e con effetti positivi nei rapporti con gli eventuali figli, ma anche perché è una procedura più snella, rapida e meno onerosa.
d) con dichiarazione di fronte al Sindaco: la separazione, il divorzio e la modifica delle condizioni di separazione e di divorzio possono essere raggiunti anche con un accordo innanzi al Sindaco.
La legge prevede che le parti possono concludere, innanzi al Sindaco quale Ufficiale dello stato civile del Comune di residenza di uno di loro o del Comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio un accordo di separazione ovvero di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, nonché di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.
Il ricorso a detta procedura è escluso:
‒ in presenza di figli minori;
‒ in presenza di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave (L. n. 104/1992);
‒ in presenza di figli maggiorenni economicamente non autosufficienti.
La Circolare del Ministero dell’Interno del 24 aprile 2015, n. 6 ha chiarito che il limite di operatività della norma è riferito ai soli casi di figli (minori, maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, economicamente non autosufficienti) comuni alla coppia, ossia ai soli casi di figli comuni dei coniugi richiedenti.
Ne discende che il ricorso alla procedura di cui all’art. 12 D.L. n. 132/2014 è invece possibile in presenza di figli (minori, maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, economicamente non autosufficienti) non comuni alla coppia ma di uno solo dei coniugi richiedenti.
Quindi l’accordo non può essere concluso in presenza di figli a meno che questi non siano maggiorenni ed economicamente indipendenti.
L’Ufficiale dello stato civile riceve da ciascuna delle parti, personalmente o con l’assistenza facoltativa di un avvocato, la dichiarazione che esse vogliono separarsi, divorziare o modificare le condizioni di separazione o di divorzio.
Tale accordo (di separazione, di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, nonché di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio) non può contenere patti di trasferimento patrimoniale. Tuttavia, tale divieto, come chiarito dalla Circ. Ministero Interno n. 6/2015, concerne i soli patti produttivi di effetti traslativi di diritti reali.
Per cui l’accordo concluso davanti all’Ufficiale dello stato civile può contenere la previsione di un obbligo di pagamento di una somma di denaro a titolo di assegno periodico, sia nel caso di separazione consensuale (assegno di mantenimento) sia nel caso di richiesta congiunta di cessazione degli effetti civili o scioglimento del matrimonio (assegno divorzile), così come l’attribuzione dell’assegno, la sua revoca o la sua revisione, possono essere contenuti nell’accordo congiunto con il quale le parti richiedono la modifica delle precedenti condizioni di separazione o di divorzio.
Rimane invece esclusa dall’oggetto dell’accordo la previsione della corresponsione, in un’unica soluzione, dell’assegno periodico di divorzio (una tantum) in quanto si traduce in una attribuzione patrimoniale (mobiliare o immobiliare) espressamente esclusa ed inoltre l’art. 5, com. 8, L. n. 898/1970 prevede che la corresponsione in un’unica soluzione dell’assegno divorzile sia dichiarata equa dal Tribunale.
e) separazione di fatto: il nostro legislatore non si occupa espressamente della separazione di fatto. Tuttavia la separazione di fatto si può definire come l’interruzione della convivenza coniugale voluta ed attuata dalle parti, in via di fatto, non per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi (lontananza a causa di lavoro, degenza in ospedale ecc.), bensì sulla base di un accordo informale dei coniugi, o per il rifiuto di uno di essi a proseguire la vita in comune, o semplicemente perché marito e moglie si rifanno una propria vita indipendente, disinteressandosi l’uno dell’altra.
La separazione di fatto non provoca conseguenze giuridiche automatiche e quindi ciascun coniuge può richiedere in qualsiasi momento la ripresa della convivenza o proporre una procedura di separazione.