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La pandemia di corona-virus (Covid-19) ha messo a dura prova tutti, anche chi è stato costretto a vivere in ambienti e abitazioni piccole, prive di aree esterne o giardini. La stretta convivenza forzata derivata dal necessario rispetto delle misure anti-coronavirus ha destabilizzato alcuni rapporti familiari già precari o ha minato l’equilibrio di rapporti anche molto solidi. Lunghe giornate passate al chiuso sempre a contatto con figli, mogli e mariti hanno portato a volte ad un accumulo di tensione, stress e all’insorgere di insofferenze reciproche.

Per questo, così come è successo in Asia, anche in Italia, finito il lockdown, la tentazione di ricorrere alla separazione o al divorzio sembra una tendenza che si sta affermando, come soluzione ad una situazione momentanea di malessere. Forse accentuata anche dalle preoccupazioni economiche che sembrano affacciarsi nel prossimo futuro.

Tuttavia è importante che decisioni così importanti e che hanno un notevole impatto anche sui figli, non siano il frutto di decisioni affrettate e prese di istinto sotto la pressione di un forte carico di stress emotivo dovuto a mesi di lockdown. Periodo in cui l’equilibrio psicologico di tutti è stato messo a dura prova anche a causa della situazione straordinaria e di emergenza in cui ci siamo improvvisamente trovati.

Spesso un aiuto psicologico è sufficiente alla persona e alla coppia per ritrovare un minimo di serenità e di equilibrio, in modo da superare il momento di difficoltà senza arrivare alla separazione o al divorzio. Rivalutare tutta la situazione una volta che la situazione si sarà normalizzata, molto probabilmente porterà ad un ripensamento e all’abbandono di una scelta separativa.

Ad ogni modo, se la convivenza è arrivata effettivamente al capolinea, cioè il lockdown ha solo eventualmente velocizzato la rottura di un rapporto ormai finito, il Consiglio Nazionale Forense ha emesso dei protocolli temporanei per agevolare la separazione consensuale, che in alcuni tribunali potrà essere fatta, attraverso l’avvocato, senza la necessità di andare personalmente in udienza in tribunale. Questo anche per minimizzare i rischi di contagio connessi all’emergenza sanitaria in corso.

Ciò non toglie che i tempi per arrivare alla omologa di una separazione consensuale non siano immediati e dipendano sempre dalla capacità dei singoli Fori di gestire l’arretrato e di decidere i nuovi procedimenti di separazione depositati dopo il lockdown. Infatti ad oggi (fine maggio 2020), alcuni autorevoli avvocati evidenziano che nella maggior parte dei Fori italiani fino all’80% delle cause già fissate prima dell’estate vengano rinviate al prossimo autunno ed oltre ed anche gli uffici giudiziari e le cancellerie operano con rallentamenti.