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Presupposto imprescindibile per avere una famiglia come formazione sociale è la casa familiare, luogo fisico nel quale si sviluppa la personalità dei vari componenti del nucleo e intorno alla quale prendono forma gli interessi personali e patrimoniali dei componenti della comunità domestica. In tale luogo trovano soddisfacimento i bisogni morali e materiali di ciascun componente.

La casa familiare è quindi l’immobile dove è localizzata la famiglia e anche il c.d. “focolare domestico”, il centro degli affetti, degli interessi, degli affari e delle abitudini nel quale si articola la vita della famiglia in modo duraturo per la convivenza.

Nel momento in cui i coniugi raggiungono un accordo per la separazione consensuale (o per un divorzio su domanda congiunta) devono necessariamente inserire una regolamentazione riguardante l’assegnazione della casa familiare o coniugale, in quanto tale pattuizione è un contenuto necessario dell’accordo di separazione, che sarà poi traslato nel ricorso da presentare in tribunale.

Le parti possono ad esempio decidere che la casa familiare sia assegnata al coniuge che rimarrà a convivere con i figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti (art. 6 comma 6 L.898/70). Le parti possono anche decidere di alternarsi nella casa familiare o trasferire la proprietà della casa ecc.

In tale ambito il potere decisionale delle parti è ampio, anche se l’interesse dei coniugi non deve essere contrario a quello dei figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti.