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La Suprema Corte nella sentenza Cass., Sez. VI Civ., 6 maggio 2019, n. 11844 ha avuto modo di stigmatizzare come il carattere del tutto saltuario dell’utilizzazione da parte della prole dell’originaria casa familiare escluda che questa possa ancora rappresentarne l’habitat domestico e, di conseguenza, il centro dei suoi affetti (Cass. n. 11218/13), e come “la nozione di convivenza rilevante agli effetti dell’assegnazione della casa familiare comporti la stabile dimora del figlio presso l’abitazione di uno dei genitori, con eventuali, sporadici allontanamenti per brevi periodi, e con esclusione, quindi, della ipotesi di saltuario ritorno presso detta abitazione per i fine settimana, ipotesi nella quale si configura invece un rapporto di mera ospitalità; deve, pertanto, sussistere un collegamento stabile con l’abitazione del genitore, benché la coabitazione possa non essere quotidiana, essendo tale concetto compatibile con l’assenza del figlio anche per periodi non brevi per motivi di studio o di lavoro, purché egli vi faccia ritorno regolarmente appena possibile; quest’ultimo criterio, tuttavia, deve coniugarsi con quello della prevalenza temporale dell’effettiva presenza, in relazione ad una determinata unità di tempo (anno, semestre, mese)” (Cass. 4555/2012).

Giurisprudenza costante afferma che, ai fini dell’assegnazione della casa familiare, è necessario che il figlio o i figli trascorrano stabilmente il loro tempo nell’abitazione del genitore assegnatario.
Nel caso in esame la Cassazione non solo ha respinto il ricorso di una madre in cui contestava la riduzione del contributo al mantenimento per la figlia maggiorenne, ma ha anche revocato l’assegnazione della casa familiare, in considerazione del trasferimento della figlia all’estero.

La Suprema Corte motiva la sua decisione affermando che ai fini dell’assegnazione occorre che il figlio del genitore assegnatario dell’abitazione familiare viva stabilmente in essa, requisito che viene meno se torna a casa solo nei week end. In questo caso non si può parlare infatti di convivenza, ma di mera ospitalità (Cass., Sez. VI Civ., 6 maggio 2019, n. 11844).