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La tematica delle spese straordinarie per i figli non è di poco conto, tant’è che spesso è uno dei motivi principali di dissidio fra i genitori dopo la separazione. Per questo in fase di separazione sarebbe consigliabile regolare in modo dettagliato tali esborsi.

Ad ogni modo, la Corte di Cassazione nella sentenza Cass. civ., sez. VI, 15 febbraio 2017, n. 4060, ha esaminato il caso di un ex convivente che contestava il fatto di dover rimborsare le spese straordinarie relative alla scuola privata della figlia decise unilateralmente dalla madre, senza essere state prima preventivamente concordate. Nel caso in esame era una coppia non sposata separata con una figlia minorenne.

In particolare la madre aveva iscritta di propria iniziativa la figlia ad una scuola privata nonostante le parti avessero sottoscritto un accordo privato fra loro in cui si affermava che le spese straordinarie venivano rimborsate solo se previamente concordate fra i genitori. Il padre evidenziava che se la figlia fosse stata iscritta ad una scuola statale, lui non avrebbe dovuto sobbarcarsi l’onere di parte della retta della scuola privata.

In ordine all’autorizzazione alla frequenza della scuola privata, secondo la Corte, il ricorrente si era limitato a lamentare che la madre aveva scelto di iscrivere la figlia presso onerosa scuola privata, senza aver prima concordato la scelta, ma non aveva illustrato le ragioni che inducevano a ritenere si trattasse di una scelta sbagliata.

Nel caso di specie, inoltre, la Corte ha evidenziato che la minore risultava già iscritta al secondo anno di corso, ed il cambiamento della scuola avrebbe potuto arrecarle pregiudizio, non mancando di ricordare poi che nel passato anche il padre aveva concordato sull’iscrizione della figlia in scuola privata.

In particolare la Corte aveva già avuto modo di precisare che “Non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione di concertazione preventiva con l’altro, in ordine alla determinazione delle spese straordinarie (nella specie, spese di soggiorno negli U.S.A. per la frequentazione di corsi di lingua inglese da parte di uno studente universitario di lingue) costituente decisione “di maggiore interesse” per il figlio, sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario un obbligo di rimborso, qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso” (Cass. sez. 1, 19607/2011; conforme, da ultimo, Cass. sez. 6-1, 16175/2015). E’ indubbio che la legislazione sull’affido condiviso privilegia l’accordo dei genitori in materia di scelte educative che riguardano i figli, tanto è vero che, se agiscono d’intesa, essi possono in molti casi anche modificare di comune accordo le stesse indicazioni fornite dal giudice, senza necessità neppure di comunicazione. Nondimeno, quando il rapporto tra i genitori non consente il raggiungimento di un’intesa, occorre assicurare ancora la tutela del migliore interesse del minore. L’opposizione di un genitore non può paralizzare l’adozione di ogni iniziativa che riguardi un figlio minorenne, specie se di rilevante interesse, e neppure è necessario ritrovare l’intesa prima che l’iniziativa sia intrapresa, fermo restando che compete al giudice, ove ne sia richiesto, verificare se la scelta adottata corrisponde effettivamente all’interesse del minore.

Per questi motivi la Corte ha rigettato il ricorso del padre ed ha confermato la contribuzione al pagamento del 50% della retta della scuola privata scelta dalla ex compagna.